Gli importi delle pensioni a partire dal 2026: aumenteranno davvero? Ecco cosa cambia.
Da mesi si rincorrono ipotesi, previsioni e calcoli su quanto cambieranno gli assegni previdenziali dal 2026. Il quadro, in larga parte, è stato definito da un provvedimento economico atteso, che fornisce un riferimento concreto per gli adeguamenti del nuovo anno.
Ma la partita non è chiusa: la dinamica dei prezzi e le verifiche a consuntivo potranno incidere sugli importi. È il meccanismo della perequazione, quello che ogni gennaio riallinea le pensioni all’inflazione registrata, a fare da bussola, con una cornice ufficiale già fissata e possibili assestamenti più avanti.
A creare attenzione, nelle ultime settimane, sono stati due elementi: da un lato la necessità di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’aumento dei prezzi; dall’altro, la volontà di avere un dato certo, utile a chi già ora sta pianificando bilanci familiari e spese ricorrenti per l’inizio del 2026.
La realtà è che il tasso da utilizzare è stato confermato in via amministrativa, ma la sua natura resta di previsione, perché l’anno 2025 non si è ancora chiuso e i conteggi definitivi sull’inflazione arriveranno solo in seguito. Tradotto: chi percepisce una prestazione previdenziale vedrà a gennaio un aumento automatico, con l’eventualità di conguagli se le stime non coincideranno con i numeri finali.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato, con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre, il tasso dell’1,4% per la perequazione degli assegni 2026. È il valore che l’INPS utilizzerà da gennaio per ricalcolare gli importi.
Trattandosi di un tasso basato sulle rilevazioni ISTAT, consolidato come previsione, nel corso del 2026 arriverà il dato definitivo: se sarà identico, nulla cambierà; se l’inflazione reale risulterà più alta, scatteranno conguagli a credito secondo tempi e modalità che il governo definirà.
L’aumento pieno dell’1,4% si applica fino a quattro volte il trattamento minimo; oltre tale soglia, la rivalutazione è parziale: al 90% tra quattro e cinque volte il minimo, e al 75% per la quota eccedente cinque volte. Un esempio semplice: su un assegno di 1.000 euro lordi al mese, l’incremento è di 14 euro, con importo ricalcolato a 1.014 euro. Per chi percepisce 2.000 euro lordi, l’aumento pieno dell’1,4% equivale a circa 28 euro.
Su pensioni più alte entrano in gioco le fasce: con una pensione di 3.000 euro, la parte fino a quattro volte il minimo (2.447,40 euro) sale dell’1,4%, mentre la quota successiva fino a cinque volte il minimo beneficia del 90% della rivalutazione (1,26%); il risultato, indicativamente, porta l’assegno a intorno 3.041 euro lordi.
Per un importo di 3.500 euro, la porzione oltre cinque volte il minimo si rivaluta al 75% (1,05%), con un aumento complessivo stimabile in poco meno di 47 euro lordi. Gli importi effettivi dipendono dalle trattenute fiscali e addizionali, e le cifre sopra sono stime a fini informativi.
Il trattamento minimo cresce da 603,40 euro del 2025 a 611,85 euro mensili nel 2026. Sale anche l’Assegno sociale, da 538,69 a 546,23 euro al mese. Per i pensionati con importi al di sotto del minimo, la legge di Bilancio introduce inoltre un incremento aggiuntivo di 20 euro mensili sotto forma di maggiorazione sociale: si tratta di un’agevolazione destinata ai redditi più bassi e soggetta ai consueti requisiti reddituali e anagrafici.Rivalutazione confermata all’1,4% anche per le prestazioni legate all’invalidità civile.
Nel 2025 l’indennità di frequenza, l’assegno mensile di invalidità e l’assegno per ciechi civili erano pari a 336 euro al mese; dal 1° gennaio 2026 aumentano a 340,70 euro. Anche in questo caso, restano ferme eventuali integrazioni e maggiorazioni collegate a condizioni specifiche previste dalla normativa vigente. Il quadro smentisce così le ipotesi circolate su una perequazione fino all’1,7%, e mette un punto fermo sui cedolini di inizio anno.
Il tasso dell’1,4% è il riferimento operativo, ma la natura provvisoria del parametro lascia aperta la strada agli aggiustamenti: se l’inflazione media 2025 misurata da ISTAT dovesse risultare più elevata, la differenza verrà riconosciuta ai pensionati con meccanismi di conguaglio. Per verificare il proprio aumento, i pensionati potranno consultare il cedolino INPS di gennaio 2026, dove l’adeguamento per perequazione sarà evidenziato.
Il caso Stein-Erik Soelberg riapre il dibattito sul ruolo dell’IA nel dialogo con persone fragili…
Ryan Wedding, ex snowboarder olimpico canadese, arrestato dall’FBI: dalla gara a cinque cerchi a una…
Quale stufa inquina meno e costa meno nel 2025: pellet vs legna? La risposta (sorprendente)…
Pesticidi alle stelle: la lista choc della "sporca dozzina" include la tua frutta preferita tra…
Il tuo citofono può rivelare più di quanto pensi ai potenziali ladri. Questo articolo esplora…
Nell'ultimo episodio di "La notte nel cuore", Cihan salva Melek e la loro bambina durante…