Antonelli conquista la pole in Cina e diventa il più giovane della storia della F1. L’Italia torna davanti dopo 17 anni.
Il bello di Kimi Antonelli è che impara in fretta. E quando accelera, lo fa davvero. Non soltanto in pista.
Il giovane talento italiano della Mercedes ha conquistato la pole position del Gran Premio di Cina diventando il più giovane poleman della storia della Formula 1, superando il primato che apparteneva a Sebastian Vettel. Un record che pesa, perché arriva in un momento della sua carriera in cui tutto si muove velocemente: le aspettative, le responsabilità, la curiosità del pubblico.
Ma la pole di Shanghai racconta soprattutto un’altra storia. Quella di una giornata iniziata male e trasformata in un piccolo capolavoro di maturità sportiva. Nella Sprint Antonelli aveva chiuso soltanto quinto: partenza sbagliata, poi una penalità per una collisione con Isack Hadjar. Errori da rookie, inevitabili quando si è all’inizio di un percorso così esposto.
La differenza, però, sta in quello che succede dopo. Antonelli ha fatto esattamente quello che fanno i piloti forti: ha resettato. E poche ore dopo ha firmato il giro più veloce di tutti.
Il dato simbolico è potente: l’Italia torna in pole position in Formula 1 dopo 17 anni. L’ultimo a riuscirci era stato Giancarlo Fisichella a Spa nel 2009.
Nel frattempo sono passate generazioni di piloti, tentativi, speranze mai completamente sbocciate. Per questo il giro di Antonelli ha un peso che va oltre la singola qualifica. È il segnale che qualcosa si muove di nuovo.
La pole racconta anche la crescita del pilota. Non soltanto talento puro, che era evidente da tempo, ma gestione della pressione, lucidità nei momenti che contano e una capacità sempre più evidente di stare dentro un weekend complicato.
In casa Mercedes la sensazione è chiara: Antonelli può diventare una presenza ingombrante anche per George Russell. L’inglese era il favorito naturale per la pole e alla fine partirà comunque accanto al compagno, ma la sua qualifica è stata tutt’altro che lineare.
All’inizio della Q3 Russell è rimasto fermo in pista per un possibile problema elettrico. È riuscito a rientrare ai box, ha resettato il sistema e ha persino cambiato volante negli ultimi minuti disponibili. Una corsa contro il tempo. Il suo giro è arrivato praticamente sulla bandiera a scacchi, al primo e unico tentativo veloce.
Il risultato finale dice due cose: la qualità di Russell e la forza della Mercedes sul giro secco. In qualifica, almeno per ora, nessuno sembra davvero al loro livello.
La storia però potrebbe cambiare domenica mattina, quando scatterà la gara. Perché se la Mercedes sembra imprendibile sul giro singolo, nella Sprint le Ferrari hanno mostrato un passo molto interessante.
Nelle qualifiche le rosse si sono fermate a circa tre decimi dalla pole di Antonelli. Un distacco non banale, ma nemmeno insormontabile su una distanza di gara.
Il segnale più curioso arriva dal confronto interno: Lewis Hamilton è riuscito a battere Charles Leclerc. Un dettaglio che in Ferrari viene osservato con attenzione, perché indica che l’equilibrio interno potrebbe essere più aperto del previsto.
Le SF-26 hanno inoltre mostrato una caratteristica precisa: una grande velocità allo scatto. E proprio la partenza potrebbe diventare uno dei momenti chiave del Gran Premio.
Più indietro, ma non fuori dalla partita, le McLaren. Lando Norris e Oscar Piastri hanno chiuso con il quinto e sesto tempo dando qualche segnale di risveglio dopo un avvio di weekend piuttosto opaco.
Ottima anche la prestazione di Pierre Gasly, settimo con l’Alpine, in una qualifica che racconta un dato curioso: cinque power unit Mercedes nei primi sette posti.
Max Verstappen, invece, continua a combattere con una Red Bull che sembra lontana parente di quella dominante delle ultime stagioni. L’olandese ha strappato soltanto l’ottavo tempo, davanti per un soffio al compagno Isack Hadjar. Chiude la top ten Oliver Bearman con la Haas.
Il Gran Premio scatterà alle 8 italiane. E per Antonelli sarà un’altra prova importante.
Non siamo certi di qualificarci al Mondiale di calcio, sport in cui siamo stati in vetta al mondo ben quattro volte. Ma questo non significa che lo sport italiano stia vivendo un brutto momento. I successi inattesi del rugby, quelli del baseball dei paisa’ capaci di battere gli Stati Uniti, e la presenza di Sinner stabilmente in lotta per il primo posto del ranking mondiale raccontano un movimento vivo.
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