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Sport

Dalle Olimpiadi al narcotraffico: la caduta di Ryan Wedding, ex atleta finito nella lista nera dell’FBI

Ryan Wedding, ex snowboarder olimpico canadese, arrestato dall’FBI: dalla gara a cinque cerchi a una rete di traffico internazionale di cocaina.

Dalle piste olimpiche alle rotte della cocaina. La parabola di Ryan Wedding è una di quelle storie che costringono a fermarsi un attimo, a rileggere due volte. Perché mette insieme due mondi che, almeno in apparenza, non dovrebbero toccarsi: lo sport di alto livello e il narcotraffico internazionale. E invece si sono incontrati, nello stesso uomo.

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L’FBI ha annunciato l’arresto di Wedding, 44 anni, canadese, ex snowboarder olimpico e trafficante di droga noto anche con il soprannome di “El Jefe” (il capo, in spagnolo). Il suo nome era finito di recente nella lista dei dieci ricercati più pericolosi degli Stati Uniti, con una taglia da 15 milioni di dollari. Una cifra che, da sola, racconta il peso dell’indagine e la centralità del personaggio. I dettagli dell’operazione non sono stati diffusi, segno che il lavoro degli investigatori non è considerato affatto concluso.

Dallo snowboard a una rete globale di traffico di droga

Prima dei dossier, delle intercettazioni e delle taglie milionarie, c’era uno scenario molto diverso. Wedding cresce in un contesto apparentemente ordinario, studia e pratica sport. Nel 2002 partecipa alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City come membro della squadra canadese di snowboard. Un’esperienza che lo colloca, almeno per un momento, dentro una narrazione pubblica fatta di disciplina, sacrificio e competizione.

Pochi anni dopo, però, quella traiettoria inizia a incrinarsi. Il primo arresto arriva nel 2004. Segue una nuova condanna a distanza di un paio d’anni, sempre per reati legati agli stupefacenti. È durante il periodo di detenzione che Wedding entra in contatto con ambienti criminali strutturati. Quando torna in libertà, nel 2011, quelle relazioni non vengono lasciate alle spalle: diventano la base per costruire qualcosa di molto più ampio.

Secondo le ricostruzioni delle autorità, Wedding avrebbe messo in piedi una rete di traffico tra Stati Uniti e Messico capace di gestire oltre 60 tonnellate di cocaina l’anno. Un’organizzazione che non si limitava al trasporto, ma curava ogni aspetto della filiera: protezione, riciclaggio, eliminazione dei problemi. In questo quadro si inserisce anche l’alleanza con un ex ufficiale della sicurezza messicana e i rapporti diretti con i cartelli.

Il livello di violenza emerge in modo netto con l’omicidio di un testimone in Colombia. Per rintracciarlo, Wedding avrebbe utilizzato una rete di complici, informazioni pagate e un sicario soprannominato “Kim Jong Un”. Dettagli che, riportati anche dal New York Times, delineano una struttura criminale tutt’altro che improvvisata.

La pressione degli investigatori aumenta dopo quel delitto. L’FBI alza la ricompensa e rende pubblico un dossier che mappa contatti, riciclatori in Europa e flussi di denaro ripuliti anche attraverso la vendita di auto di lusso, tramite concessionari formalmente legali. Il punto di rottura arriva nel 2024, quando Andrew Clark, canadese e uomo di fiducia di Wedding, viene arrestato in Messico ed estradato negli Stati Uniti. Arriva quindi il momento di collaborare.

Da lì, il quadro cambia rapidamente: sequestri di beni, tra cui decine di moto, e la diffusione di una foto recente del latitante. Wedding risponde sui social con un’immagine studiata, accanto a un elicottero, circondato dagli oggetti che raccontano le sue ossessioni: lo snowboard, un orologio di lusso, le moto. Oggi quella foto appare come l’ultimo gesto di controllo su una narrazione che stava ormai sfuggendo di mano.

R.D.V.

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